Intervista al Segretario Generale FENEALUIL Vito Panzarella
di Teresa Casale – Ufficio Stampa e Comunicazione FENEALUIL

Circa un terzo del Pil italiano è correlato alle Costruzioni e la crescita del 6,6% dello scorso anno è stata in buona parte merito dell’Edilizia, qual è la situazione nel Settore allo stato attuale?
In questi ultimi due anni l’Edilizia è cresciuta tantissimo e, se guardiamo i dati relativi all’ultimo biennio, potremmo erroneamente affermare che il motore gira ancora a pieno ritmo. Secondo l’Osservatorio nazionale delle Casse edili la massa salari, infatti, è nell’ordine del +24% rispetto al 2020, ma i rischi di tornare velocemente in un altro ciclo recessivo ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. L’attuale quadro macroeconomico, infatti, è minacciato da numerosi fattori di rischio quali l’inflazione, l’aumento dei tassi di interesse e il perdurare del conflitto russo-ucraino e ovviamente le Costruzioni, già fortemente scosse dall’aumento incontrollato del costo delle materie prime, dalla loro difficoltà di reperimento e dal rischio di aumenti dei tassi di interesse, rischiano di ridimensionare i livelli produttivi previsti per il 2023.
Qual è la vostra posizione sul Codice Appalti?
Il nuovo Codice degli Appalti, nonostante il notevole e importante lavoro preparatorio del Consiglio di Stato che ha salvato molti punti richiesti dal Sindacato, non è stato oggetto di un serio e approfondito coinvolgimento delle parti sociali. Nonostante si tratti di norme che riguardano milioni di lavoratrici e lavoratori, le loro tutele economiche, i loro diritti, la loro stessa salute e sicurezza, ciò non è avvenuto e noi, come parti sindacali di Settore, abbiamo più volte chiesto di essere ascoltati anche attraverso ‘una lettera aperta’ al Presidente del Consiglio. Ma ciò non è avvenuto e, sebbene ci riserviamo di leggere il testo con attenzione, noi pensiamo che questo tipo di impianto normativo rischi di vanificare tutti gli sforzi fatti fino a oggi per contrastare la corruzione nelle opere pubbliche, a scapito di tutte quelle aziende sane che contribuiscono con il loro lavoro trasparente alla crescita e allo sviluppo del nostro Paese. Massimo ribasso, liberalizzazione del subappalto a cascata e innalzamento della soglia a 500 mila euro per gli affidamenti diretti non assicurano qualità del lavoro e sicurezza; al contrario spingono le imprese a risparmiare e a tagliare i costi ritenuti ‘non essenziali’ e lo sappiamo bene a danno di chi. Molte poi le decisioni, come quelle relative alle varianti in corso d’opera fino all’ampia suddivisione in lotti di un unico appalto e alla possibilità che la stessa impresa si aggiudichi più lotti con il general contractor, oltre alla decisione di riesumare al 100% l’appalto integrato, che ci riportano indietro
al 2001 con la legge obiettivo di cui sono noti i fallimenti più che i successi. Infine, il nuovo Codice depotenzia e vanifica l’operato dell’Autorità anticorruzione quale garante della trasparenza e della legalità. A questo punto confidiamo che il Governo voglia ascoltare anche la nostra voce e non solo quella delle imprese, come avvenuto finora, perché il nuovo Codice sia davvero improntato alla legalità e all’anticorruzione e non alla discrezionalità della stazione appaltante.
In questi mesi di energia costosa, con bollette che mettono in ginocchio le famiglie, piccole e grandi imprese, si sta facendo largo l’idea che la transizione ecologica possa rallentare. Un errore che rischiamo di pagare caro? Per voi questa è una priorità?
Certo. Da tempo sosteniamo che dall’Edilizia deve partire un diverso modello di sviluppo che punti alla sostenibilità e alla bellezza, alla qualità e all’utilità delle opere. La rigenerazione può e deve guidare la trasformazione green del Paese invertendo tutti i criteri di consumo del suolo e delle risorse che, per anni, hanno rappresentato l’unico modello di sviluppo possibile e in questo senso i bonus, secondo noi, hanno rappresentato uno strumento utile ma che va migliorato.
Correggendone storture e abusi, definendo regole certe e stabili nel tempo perché essi possano essere sfruttati in tutta la loro efficacia favorendo le classi meno abbienti e i quartieri più periferici e degradati. La tragedia di Ischia ci mostra ancora una volta e nel peggiore dei modi quanto fragile sia il nostro territorio e quanti danni possano causare l’incuria e gli errori dell’uomo. Si deve agire e mettere in cima all’agenda politica un grande piano di prevenzione, difesa e tutela del territorio contro il dissesto idrogeologico e i disastri ambientali.
Cosa serve, dunque, per favorire questo passaggio?
Maggiore formazione e maggiori investimenti su sicurezza e professionalità. Le nuove tecniche costruttive, i nuovi materiali, gli obiettivi su sostenibilità e innovazione richiedono un investimento sui lavoratori e sulla crescita dimensionale delle aziende. Il tutto ovviamente all’interno di una nuova stagione all’insegna della regolarità e della legalità che poi è sinonimo di più sicurezza, meno precarietà e migliori condizioni di vita e di lavoro.

In questo modo riusciremo anche ad attrarre i più giovani nel Settore. In che senso?
Purtroppo il settore delle Costruzioni sconta il perdurare di una scarsa attrattività per i giovani, anche a causa di una errata immagine che di esso viene diffusa. Un’immagine spesso legata ad aspetti negativi del nostro lavoro come corruzione e criminalità, cementificazione e consumo di suolo, rischi per la sicurezza e incidenti. Aspetti reali ma non esaustivi di un Settore importante che vale il 20% del nostro PIL e che da anni è investito da una trasformazione. Su questo stiamo lavorando come parti sociali, convinti che investendo su tematiche centrali come la regolarità e
la qualità del lavoro, la salute e la sicurezza, la prevenzione e la formazione professionale, ma anche sostenendo una comunicazione positiva del Settore, che mostri le grandi opportunità che la ripresa economica sta creando, si possa restituire credibilità al lavoro edile e avvicinare le nuove generazioni.